Le zone libere nell'Italia occupata
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Lo sfondamento del fronte di Cassino (maggio ‘44), la liberazione di Roma (4 giugno), la rapida avanzata delle truppe alleate fecero sperare che la liberazione dell’intero territorio nazionale fosse ormai prossima. Gli organi dirigenti della Resistenza, cioè il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia e il Corpo Volontari della libertà emanarono disposizioni perchè le formazioni partigiane liberassero ampi territori allo scopo di “permettere la più vasta mobilitazione di forze popolari e di risorse materiali e la costituzione di basi per le più ampie battaglie che sono prossime”.
Le Zone Libere
che si costituirono in Italia fra il marzo e il luglio 1944 furono
circa una quindicina. Si svilupparono un po' ovunque, dal Piemonte
(Ossola), alla Lombardia, alla Liguria, all’Emilia, all’Umbria, al
Veneto, alla Val d’Aosta, al Friuli, dove si costituirono le Zone
Libere del Friuli Orientale e quella della Carnia.
Questi territori, sempre secondo le disposizioni del C.L.N.A.I. e del C.V.L. andavano organizzati politicamente con la costituzione di giunte comunali democratiche, che dovevano rappresentare il primo modello di quella che sarebbe stata l’Italia del dopoguerra.
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